Tutto ebbe inizio, usando il calendario umano, 3000 anni fa.

All’epoca ero solo Angiolina e abitavo in una torre dove oggi sorge La Chiesa dell’Annunziata o Madonna del Lago, come la chiamano gli abitanti di Scanno. La mia torre si affacciava su un prato verde smeraldo pieno di alberi e fiori. Ero tutto sommato felice (si amico mio anche io che sono una Maga passo della fasi in e out, per utilizzare un termine moderno). Il moderno Abruzzo faceva i conti con la Roma Repubblicana, c’erano morti e spargimenti di sangue, e questo mi turbava ma io ero innamorata.

Ed anche lui mi amava… ma non amava solo me

Come me anche lui era abile nelle arti magiche ma a differenza di me pensava che il genere umano, la flora e la fauna fossero inferiori a noi esseri magici. Credeva che noi dovessimo ottenere il controllo di tutte le creature animate e inanimate.

Non che intendesse far loro del male, semplicemente non li reputava capaci di progredire e badare a loro stessi.

Io ero estremamente contraria perché credevo, e credo tutt’ora, nelle capacità degli uomini. Ma come succede quando si è innamorati non prestavo molta attenzione alle sue elucubrazioni… finché accadde l’irreparabile.

Un violento litigio…

Rimasi così sconvolta che salii sul monte Genzana e presi a piangere e la montagna piangeva insieme a me. Dei violenti sussulti salivano dal suo petto incandescente e pezzi di roccia presero a staccarsi con violenza.

Lui nel frattempo, era salito sulla promontorio che oggi ospita l’eremo di San Egidio e dopo aver pronunciato un terribile incantesimo, colmo di rabbia e furore, si staccò il cuore dal petto e lo scagliò in mezzo alla radura dove sorgeva la mia casa.

Nel frattempo le rocce che nella loro caduta avevano ostruito il fiume Tasso, presero a raccogliersi verso la radura formando un lago ed a sommergere il cuore ancora palpitante. In quel punto esatto, dove cioè il cuore emanava i suoi battiti strazianti, presero vita trote, coregoni e persici.

Le acque del lago diventarono popolose e feconde e gli antichi abitanti di Scanno si cibavano di quei pesci.

Quello che doveva essere un gesto di odio diventò sostentamento per la popolazione e io compresi che tutto non era perduto: le stesse acque presero la forma del cuore che un tempo mi aveva amato e che forse mi amava ancora.

Così divenni Angiolina la Maga del Lago, colei che veglia su Scanno e le sue montagne e sul quel cuore azzurro palpitante d’amore.

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