Quando fuori fa così freddo che la punta del naso diventa subito rosso pomodoro, l’unica cosa di cui si ha veramente bisogno è uno scoppiettante camino. Le fiamme rosse e arancioni che lambiscono l’aria e sprigionano quel calduccio coccoloso che ti fa sentire in pace con il mondo. Ogni preoccupazione sparisce, sostituita da un senso di pace. Osserviamo felici la gente che si stringe nei cappotti mentre ci diciamo che sono folli ad uscire con quel tempo.

Il fuoco ha sempre avuto un fascino ambiguo sull’uomo, da sempre. E’ indispensabile per la nostra sopravvivenza (per lo meno lo era in passato, oggi è stato sostituito, in parte, dal gas) tanto che è stato nel corso dei secoli parte attiva in cerimonie religiose o riti pagani ma ha anche dei significati reconditi che si perdono nella notte dei tempi.

A questo proposito vi segnalo l’articolo della mia amica Lilly, su i falò che si fanno in Abruzzo.

 

I fuochi d’Abruzzo

Falò spettacolari tra sacro e profano

Di Lilly

Abruzzo, terra dalle mille contraddizioni. Mare e montagna, progresso e tradizione, cibo genuino e gustoso, che nonostante l’innovazione rimane ancorato al suo passato e alle sue radici che affondano nel mondo agropastorale.

E una delle tradizioni più spettacolari è quella dei falò di Villalago e Scanno.

Il fuoco, sin dall’antichità, è sempre stato un elemento saldamente legato allo sviluppo dell’uomo stesso sia per la sua pratica che per il forte simbolismo. Esso rappresenta la luce che difende l’uomo dalle tenebre e anche un rito propiziatorio per favorire il ritorno della primavera. All’aspetto pagano, con l’introduzione del cattolicesimo, si è invariabilmente unito anche l’aspetto religioso. D’ altronde tutti i paesi agropastorali hanno giocato con il contrasto tra sacro e profano, fondendo i due opposti simbolismi che avevano come scopo quello della protezione e della tutela dal male.

Villalago e Scanno con le Fanoglie e le Glorie di San Martino, rappresentano uno degli esempi più significativi di tale ambiguità, ambiguità e passione che ancora infiamma i cuori dei paesani.

Le Fanoglie in onore di san Domenico si svolgono il 22 gennaio, giorno della ricorrenze della morte di San Domenico. I paesani raccolgono la legna che accatastano in costruzioni dalla forma conica, dette fanoglie. Ogni rione provvede alla realizzazione della sua fanoglia. Nel tardo pomeriggio del 22, dopo i vespri, ogni famiglia si raduna intorno alla propria Fanoglia e si da il via ad un sostanzioso banchetto.

Le Glorie di San Martino, accese il 10 di novembre in onore di San Martino, sono delle cataste di legna alte più di 10 metri che i ragazzi del paese, assemblano con fatica dalla metà di ottobre. L’effetto finale è quello di costruzioni altissime, composte da quattro tronchi, detti palanconi, riempiti di fascine di legna secca che vengono accessi da volontari.

Il lavoro di realizzazione è gestito da una vera e propria organizzazione gerarchica secondo il grado di anzianità, con tanto di capo, addetti alla sistemazione delle fascine e in ultimo i giovani braccianti che raccolgono la legna. In passato, infatti, l’andar per i boschi era il rito il passaggio dall’età infantile a quella adulta.

Ma, antropologia a parte, l’emozione, l’attimo esatto in cui le fiamme si stagliano selvagge contro la notte è uno spettacolo unico che ti prende dentro.

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