Affacciati alla finestra amore mio, per te da questa sera ci sono io … (Rit. Serenata Rap, Jovanotti) Chi non conosce la celebre canzone di Jovanotti Serenata Rap?

Un rap appassionato, sincero e struggente che ti riempie il cuore e la mente (la rima è voluta.) Un innamorato che chiede al soggetto del suo desiderio di “affacciarsi” ossia di ricambiare il suo amore. In cambio lui le fa una promessa semplice e complessa al tempo stesso: per te da questa sera ci son io. La serenata, è nell’immaginario collettivo, uno dei gesti più cavallereschi e romantici che un uomo può fare alla sua donna, un atto d’amore con il quale proclama, a tutti, l’affetto e il sentimento che nutre per lei. A tutti si! Perché la serenata si svolge all’aperto, o meglio sotto casa della futura sposa, con tanto di musicisti, amici, parenti e l’immancabile mazzo di rose, rigorosamente, rosse. (Mi raccomando maschietti leggete questo articolo! O se non volete farlo fatevi consigliare dal fioraio.) Il tutto reso più conviviale da un ricco buffet e allegro dalla birra e dal vino! Proprio per il suo simbolismo intrinseco la serenata è strettamente legata al matrimonio, tant’è che viene svolta la sera prima dello stesso. Ho detto strettamente collegata non simbiotica perché non sono l’una dipendente dall’altro, in quanto un uomo può decidere di dedicare una canzone ad una donna per dichiararsi o in occasione di un anniversario. Generalmente però viene associata al giorno del fatidico sì. Generalmente… Ma poteva essere così per Scanno? Certo che no!

Devo dire che lo Scanno contemporaneo si è un omologato con il resto del mondo anche se le future spose scannesi, di serenate ne hanno ben due: una durante l’addio al nubilato e l’altra la sera prima del matrimonio entrambe con un rifresco all’ abbuffata aperto a chiunque passi ed ha la faccia tosta di prendere un bicchiere!

Invidiose è! Tranquille possiamo porvi rimedio: basta che vi sposiate uno Scannese.

Diverso invece era per le Scannesi d’altri tempi, omaggiate con ben tre serenate: La Spartenza, La Serenata del Fiore e della Penesella. Ciò che rende speciali queste serenate non è il numero, anche se certamente fa il suo effetto, ma il significato, infatti non si omaggiava la ragazza per esaltare il proprio amore verso di lei quanto per consolarle.

La Spartenza, era la serenata della separazione. Spartenza, in italiano il distacco, canta lo struggimento del giovane sposo pastore che deve salutare la sua fidanzata per immigrare, insieme agli armenti, nelle Puglie.

La neve già si vede alle montagne, arriva il distacco e tu non piangere….

La voce stretta alla gola mi si annoda perché lascio Scanno e te per andare in Puglia…

Fatti coraggio, amore, fatti coraggio che l’invernata passa e arriva maggio.

Otto mesi in cui non si sarebbero visti. Non c’era internet, né Facebook a connettere le persone. Quel compito spettava a queste dolci e malinconiche note, filo rosso che li legava insieme.

Meglio loro o noi?

Noi attaccate ai nostri smartphone, e sull’orlo di una crisi di nervi quando non abbiamo segnale. Loro allo struggimento del loro uomo.

La Serenata del Fiore, cantata l’ultimo dell’anno, era molto attesa dalle giovani spose perché rappresentava il passaggio dalla giovinezza all’età adulta. Il fiore, un piccolo monile in oro o argento, era simbolo di tenerezza contro una stagione aspra e rimandava sempre ad un gesto romantico e tenero enfatizzato ancora di più dal ritornello della canzone “Ti offro questo fiore in pegno del mio amore!”

L’ultima, perché veniva cantata a matrimonio proclamato, era la Penesella, una spensierata serenata per augurare la buonanotte agli sposi, una sorte di ‘messa a letto’ medievale! No dai diciamo Garibaldina.

E con questo chiudo! ……No, non è vero!

C’è un’ultima serenata che si svolge, ancora oggi, la notte della Befana, ‘Le Chezett’, in italiano la calzetta. Una serenata a metà tra il romantico e il goliardico! Occasione per i ragazzi sia di dichiararsi sia di raccogliere vivande per gozzovigliare! Che dire! Com’era e come sono plurifunzionali gli uomini di Scanno quando si tratta di mangiare e bere. Ancora oggi, la notte del 5 gennaio gruppi di cantori girano per le vie del centro storico, accompagnandosi con fisarmoniche, contrabbasso e splendide voci, avvolti nelle loro cappe nere, e intonano a gran voce la serenata alla bella di turno; una volta poi, come nella migliore tradizione del canto questuante, la mattina successiva passavano a ritirare le vettovaglie preparate dalle fanciulle; oggi invece, in un’epoca in cui tutto è più veloce, non appena termina il canto vengono offerti dolci e vino a tutti gli avventori…Questo tuttavia non toglie nulla alla magia di questa notte speciale. Non mi resta salutarvi e augurarvi una buona calzetta a tutte.

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